Lo stress compromette la creatività

Lo stress compromette la creatività

Lo stress compromette la creatività.

Essere sereni e rilassati, comporta prestazioni più elevate in termini di attività creative rispetto a quando si è soggetti a stati di stress.

Lo stress compromette la creatività - Claudio Troisi Designer

Lo stress uccide la creatività... Perlomeno lo fa per me. È una considerazione che mi trovo a fare da alcuni mesi a questa parte.

Ciò di cui parlo non è il semplice stress quotidiano, di cui la maggior parte delle persone è vittima, sto parlando di quella sorta di terribile parassita che prende il sopravvento sul cervello e corrode la creatività, che non permette di essere in grado di pensare a qualcosa di diverso se non a ciò che sta causando questa situazione malsana.

Quando si tratta di questo tipo di stress, l'elaborazione o la pianificazione di qualcosa che riguarda le attività creative diventa semplicemente pura apatia. Ciò ci rende ancora più stressati perché non si riesce a creare quello che si vuole, come lo si vuole. Si entra in un circolo vizioso dal quale non si esce fino a quando non si rimuovono le cause che provocano lo stress.

Spesso sento dire che per stare meglio basterebbe prendersi qualche minuto di pausa, staccare la spina e ritrovare la concentrazione... Potrebbe essere una soluzione, forse più utile a chi non basa il proprio lavoro sulla creatività.

"Lo stress può essere una delle cause più veloci per limitare la nostra creatività."

Lo stress sul posto di lavoro non è una novità e sotto stress si lavora male. Si ha meno capacità di concentrazione e meno fluidità nel processo cognitivo. Lavorare in un ambiente stressante tende a limitare l'energia mentale ed emotiva divenendo il fattore determinante per frenare la creatività.

Il cervello reagisce focalizzando l'attenzione sulla fonte dello stress, restringendo la capacità di spaziare con l'ingegno, ingrediente essenziale nel processo creativo. Un ambiente di lavoro con ritmi serrati, fortemente pressante, mostra apparentemente una maggiore produttività in realtà, non fa altro che bloccare il flusso delle idee e le soluzioni creative. Non bisogna però confondere tensione con pressione.

La tensione rappresenta uno stato adrenalinico, come prima di una partita di rugby. Si è tesi ma concentrati. Carichi e determinati a raggiungere la meta e portare a casa la vittoria. Sul lavoro la tensione è uno stimolo, un incentivo alla produzione, una spinta alla creatività. La pressione, invece, è il peso emotivo costante e continuo che ci viene scaricato addosso.

Ricordate la famosa tortura della goccia cinese? Ecco, quando nel lavoro creativo ci si trova a lavorare in produzione, continuamente sotto pressione, cercando di standardizzare i tempi creativi (che non hanno e non possono avere regole fisse e definite N.d.A.) è normale abbandonare l'estro creativo, ritrovandosi a perdere tanto tempo prezioso inseguendo idee che non sbocciano e soluzioni inarrivabili. Per risolvere il problema e riconquistare la mia creatività, personalmente ho fatto uno sforzo cosciente per sradicare le cose che mi stressano. Mi sono reso conto di quanto tempo ed energie ho sprecato, riconoscendo l'erroneità di alcune scelte fatte.

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Il cliente martellante, perennemente indeciso che vuole infinite modifiche al progetto, il datore di lavoro presuntuoso che, pur occupandosi di altro, pretende d'insegnarti la tua professione, il collaboratore ansioso che t'incalza ininterrottamente per avere continue rassicurazioni, il cliente arrogante che cerca sempre d'imporre la sua brillante visione quasi sempre tecnicamente errata! Sono solo alcuni degli elementi, totalmente deleteri per l'attività professionale, che generano stress, bloccando il flusso del lavoro e limitando le nostre idee.

Puntare sulla qualità.

Ogni studio, agenzia, società o freelance, che mira ad avere come punto di forza la creatività, non può e non deve in alcun modo essere limitato da queste situazioni. Si dovrebbe avere il coraggio di dare meno importanza alla quantità di clienti che si seguono e puntare maggiormente sul valore assoluto della creazione di prodotti di qualità. Meno clienti non significa meno guadagno poiché l'accumulo di troppe lavorazioni non ci permetterà di seguire ogni cliente con la giusta attenzione, generando la spirale di stress.

Al contrario, seguire il giusto numero di clienti per la propria attività, permetterà di lavorare nelle migliori condizioni realizzando progetti creativi e innovativi che, nel corso del tempo, diverranno il nostro vero investimento per il futuro.

Autore

Claudio Troisi

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Designer, freelance dal 2012. Rugbista semiserio, amante della buona cucina e della birra artigianale. Nel lavoro, come nel rugby, vado sempre avanti, dritto verso la meta. Credo fortemente che la vita vada presa con un sorriso e ogni tanto con qualche spallata. Vivo e lavoro a Roma benché le opportunità mi portano in giro per l'Italia.